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Torna a vedere dopo oltre cinque anni di cecità: alle Molinette di Torino il primo autotrapianto della macula

Un intervento senza precedenti ha permesso a una donna di 67 anni di recuperare la vista. Per la prima volta al mondo sono stati trasferiti da un occhio all’altro della stessa paziente il segmento anteriore e la parte centrale della retina.

Un intervento considerato fino a oggi impossibile ha aperto una nuova prospettiva nella chirurgia oculistica. Alle Molinette di Torino, presso la Clinica Oculistica universitaria della Città della Salute e della Scienza, un’équipe chirurgica ha eseguito per la prima volta al mondo un autotrapianto completo del segmento anteriore dell’occhio associato al trasferimento della macula, la porzione centrale della retina responsabile della visione distinta.

La procedura ha consentito a una donna di 67 anni di recuperare la vista dopo oltre cinque anni di cecità completa. Un risultato reso possibile da una particolare condizione anatomica: i due occhi della paziente presentavano infatti problemi differenti, ma ciascuno conservava strutture che potevano essere utilizzate per tentare una ricostruzione funzionale dell’altro occhio.

Due occhi compromessi, ma con caratteristiche complementari

La perdita della vista era conseguenza di un grave incidente stradale. Il trauma aveva provocato una lesione irreversibile del nervo ottico di un occhio, rendendolo non più funzionale dal punto di vista visivo, ma lasciando relativamente integre le altre strutture oculari.

L’altro occhio presentava invece una grave compromissione della retina e della cornea, associata a una patologia maculare, mentre il nervo ottico conservava una potenziale capacità di trasmettere gli stimoli visivi.

La situazione rendeva particolarmente complesso qualsiasi approccio tradizionale. Da qui l’idea di utilizzare le strutture ancora integre dell’occhio non funzionale per ricostruire quello che aveva invece mantenuto la possibilità di recuperare la funzione visiva.

Il trasferimento della macula: la vera novità

L’intervento ha previsto il prelievo dall’occhio non vedente di un blocco anatomico comprendente cornea, sclera e congiuntiva, insieme alla parte centrale della retina, cioè la macula.

Proprio il trasferimento della macula rappresenta l’aspetto più innovativo della procedura. Fino a oggi, infatti, la possibilità di trasferire questa delicatissima porzione della retina da un occhio all’altro era considerata un limite non superabile della chirurgia oculistica.

L’intervento ha quindi permesso di combinare tessuti provenienti dai due occhi compromessi della stessa paziente, ricostruendo un occhio con caratteristiche funzionali che prima non erano disponibili.

Una procedura complessa e altamente specialistica

L’operazione ha richiesto quasi sei ore di lavoro chirurgico e il coinvolgimento coordinato di diverse professionalità. La complessità non riguardava soltanto la tecnica di trasferimento dei tessuti, ma anche la necessità di favorire l’attecchimento e la funzionalità delle strutture trapiantate.

I primi controlli hanno evidenziato un corretto attecchimento dei tessuti e un progressivo recupero funzionale dell’occhio. Sarà tuttavia il monitoraggio nel tempo a stabilire quanto la retina trasferita riuscirà a mantenere e sviluppare la propria capacità funzionale.

Dalla cecità al recupero della percezione visiva

Il risultato ottenuto rappresenta un passaggio particolarmente significativo perché dimostra, in un caso concreto, la possibilità di utilizzare tessuti oculari della stessa persona per tentare di recuperare la funzione visiva in presenza di danni molto gravi.

Il recupero non significa necessariamente un ritorno immediato a una visione normale. Il cervello deve infatti riadattarsi progressivamente alle informazioni visive dopo un lungo periodo di cecità e la funzione dell’occhio dovrà essere valutata attraverso controlli successivi.

I primi riscontri, tuttavia, sono considerati incoraggianti.

Una nuova frontiera per la chirurgia oculistica

Il significato di questo intervento va oltre il singolo caso. La possibilità di trasferire anche la macula apre infatti interrogativi e prospettive di ricerca completamente nuove.

L’autotrapianto è stato possibile grazie alla presenza, nella stessa paziente, di tessuti oculari utilizzabili e di un nervo ottico ancora funzionante nell’occhio ricevente. Non si tratta quindi di una procedura applicabile indistintamente a tutte le forme di cecità.

Il risultato dimostra però che alcune condizioni considerate fino a oggi prive di possibilità chirurgiche possono essere affrontate attraverso strategie ricostruttive estremamente avanzate. In prospettiva, le conoscenze acquisite potrebbero contribuire allo sviluppo di nuove tecniche per il trattamento di gravi patologie oculari e retiniche.

Quello realizzato alle Molinette rappresenta così non soltanto un risultato clinico di grande rilievo, ma anche un importante passo nella ricerca di nuove possibilità per restituire la funzione visiva a pazienti oggi privi di alternative terapeutiche.