La miopia è destinata a rappresentare una delle principali sfide per la salute visiva nei prossimi decenni. Secondo le stime, entro il 2050 potrebbe riguardare circa una persona su due nel mondo, con una crescita delle forme più severe, associate a un maggiore rischio di complicanze oculari.
In questo scenario, l’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più importante nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nel monitoraggio della patologia.
Uno degli ambiti più promettenti riguarda l’identificazione precoce dei bambini maggiormente predisposti allo sviluppo o alla progressione della miopia.
I sistemi di deep learning possono integrare immagini del fondo oculare, dati refrattivi, lunghezza assiale dell’occhio e familiarità, contribuendo a individuare i soggetti a maggiore rischio. Questo permette di programmare controlli mirati, utilizzare strategie ottiche per rallentare la progressione e intensificare il monitoraggio nei casi più esposti a complicanze retiniche.
L’IA, tuttavia, non sostituisce il medico. La qualità dei dati utilizzati per addestrare gli algoritmi, possibili bias, validazioni insufficienti e la difficoltà di comprendere il processo decisionale dei sistemi rappresentano ancora criticità importanti.
Per questo l’intelligenza artificiale deve essere considerata uno strumento di supporto, sempre sottoposto alla supervisione dell’oculista e integrato con la valutazione clinica.
Il contributo della tecnologia diventa particolarmente rilevante nella miopia patologica, associata a complicanze come maculopatia miopica, distacco della retina e neovascolarizzazione coroideale.
L’analisi automatizzata delle immagini retiniche e delle scansioni OCT può supportare lo screening, la classificazione delle lesioni e il monitoraggio della progressione della malattia.
Anche le tecnologie assistive stanno evolvendo: smart glasses e dispositivi capaci di riconoscere testi, oggetti e volti non restituiscono la vista, ma possono migliorare l’autonomia e la qualità di vita delle persone con grave ipovisione.
Parallelamente all’innovazione diagnostica, sono cresciute le possibilità per la correzione della miopia.
Accanto a LASIK e PRK si sono affermate tecniche come la SMILE, che consente di rimuovere un lenticolo corneale attraverso una microincisione di circa 2-4 millimetri, e la SmartSurface TransPRK, procedura “no touch” che rimodella la cornea con un laser a eccimeri.
Per le miopie elevate o nei casi in cui il laser non sia indicato, sono disponibili lenti fachiche impiantabili come ICL e IPCL. Le più recenti EVO ICL, realizzate in collamer biocompatibile, vengono posizionate davanti al cristallino senza rimuoverlo, possono correggere miopie fino a 18 diottrie e sono reversibili.
Dopo i 50-55 anni possono inoltre essere valutate lenti intraoculari trifocali o EDOF, che vengono impiantate dopo la rimozione del cristallino e permettono di affrontare contemporaneamente il difetto refrattivo e la progressiva perdita di funzionalità del cristallino.
In età pediatrica la priorità è intervenire sulla progressione della miopia. Tra le strategie disponibili rientrano le lenti con defocalizzazione periferica e protocolli con atropina a basso dosaggio, finalizzati a rallentare l’allungamento assiale dell’occhio.
Intervenire precocemente è importante soprattutto nelle forme elevate, che possono aumentare nel tempo il rischio di complicanze retiniche.
L’intelligenza artificiale sta entrando anche nella pianificazione chirurgica. Algoritmi addestrati su grandi quantità di topografie corneali possono aiutare a orientare la scelta della procedura in funzione di parametri come spessore e curvatura corneale, dimensione pupillare e caratteristiche individuali.
I nuovi laser a eccimeri, dotati di sistemi di eye-tracking fino a 2.000 Hz e di trattamenti guidati dalla topografia, permettono inoltre procedure sempre più personalizzate, intervenendo sulla miopia e sulle aberrazioni ottiche di ordine superiore.
L’arsenale oggi disponibile contro la miopia comprende strumenti di prevenzione, monitoraggio, controllo della progressione, chirurgia refrattiva e tecnologie assistive.
L’intelligenza artificiale può contribuire a rendere questi percorsi più precisi e personalizzati, ma non può sostituire il giudizio clinico. La gestione della miopia richiede infatti l’integrazione tra innovazione tecnologica, prevenzione e competenza specialistica, con la sicurezza e le caratteristiche individuali del paziente sempre al centro.